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Emilio Vedova
Venezia 1919

E' nato a Venezia nel 1919. La sua esperienza iniziale è stata autodidattica.
Dal 1942 aderì al gruppo milanese di Corrente, antinovecentista e antifascista, impegnato in tematiche di rilevanza sociale. Successivamente Vedova imboccò la via dell'astrattismo.
Nel 1946 fu tra i fondatori del Fronte Nuovo delle Arti; e dal 1952-53 fece parte del gruppo degli Otto.
Lasciata la pittura figurativa, si dedicò al collage, quindi a composizioni geometriche nere, ricavate da una libera interpretazione del cubismo. L'ultima esperienza di Vedova ha puntato verso la pittura informale.

"L'arte di Vedova è l'emblema di un tempo contraddittorio, è il frutto di un pensiero estetico consapevole della solitudine esistenziale e del vuoto intellettuale prodotto dall'assenza di ogni centralità"'. Due figure nell'estrema stilizzazione dell'immagine è un messaggio esistenziale in linea con la poetica vedoviana antecedente i Plurimi, perché le forme sono ancora legate alla riconoscibilità della figurazione, anche se la gestualità si concretizza nell'informale visione d'insieme, ma attualmente è priva dell'aggressività tipica delle opere tridimensionali.
La presenza strutturale dell'espressione pittorica di dimensioni ridotte come Due figure, lascia presagire la veemenza che manifesterà Vedova negli anni '60 e contemporaneamente rivela un referente culturale da identificare in De Kooning. L'articolazione segnica di matrice espressionista si evidenzia nella configurazione e nella tensione della pennellata.
Vedova enuncia con disarmante sincerità la contraddizione in atto nella realtà, che per un processo intrinseco e necessario si riflette nelle infinite potenzialità dell'espressione pittorica. L'opera in analisi rappresenta il momento di transizione dal legame al principio dell'aderenza alla complessità del reale, naturalmente in termini di astrazione, alla pragmaticità del segno gestuale in tutta la sua potenza.

La vita rocambolesca di Emilio Vedova è il substrato nel quale affondano le radici profonde della sua arte. Il rapporto diretto fra arte e politica, vissuto intensamente anche da altri artisti a lui contemporanei è un aspetto altrettanto importante per comprendere Vedova come artista. Nel 1946 è tra i fondatori de II Fronte Nuovo delle Arti, che avrà il suo esordio ufficiale in un contesto internazionale due anni dopo, alla Biennale veneziana.
Come noto, successivamente Palmiro Togliatti, alias Roderigo de Castiglia, contesterà nel suo pungente corsivo questa tendenza prendendo, significativamente, come esempio, a sostegno dell'inaccettabilità delle forme, tuttavia senza citarla esplicitamente, una tela del pittore veneziano. Ma "la posizione di Vedova è "errante", procede per interferenze e per soffi, per fuoriuscite e per divisioni, quasi egli fosse interessato a uno sparpagliamento e un'anatomia dell'arte e della pittura [...] Vedova introietta, liquefa e fonde le materie sconnesse, dal suo io al colore." L'evocazione dell'interiorità di Vedova in relazione alla sua concezione della gestualità, gioca un ruolo antitetico rispetto all'espressionismo astratto, menzionato più volte circa la sua poetica pittorica. Lo sfaldamento tipico delle opere degli anni '50, è l'emergere di esperienze personali legate a Venezia ed all'atmosfera "instabile" della laguna; quindi la pittura di Vedova colpisce per il continuo vagare in forme e colori indefiniti, in una parvenza di struttura che ripercorre drammaticamente l'intensità de Le Carceri di Piranesi. Vedova ne scrive in termini enfatici, si dichiara sorpreso di fronte a quei disegni che gli appaiono una rivelazione.
Così il campo della sua pittura si espande, i geroglifici pittorici, le masse cromatiche alleggerite dall'essere segni predefiniti si comprendono solo richiamandosi all'italianità di Vedova. L'energia compositiva dell'artista veneziano è stata raffrontata al dinamismo dell'Espressionismo. Vedova in realtà esprime nella conflittualità dei suoi famosi "campi di battaglia" una "soggettività disorientata" come avviene in Francis Bacon ed Alberto Giacometti, in chiave volontariamente mediterranea. La pittura di Vedova non assume l'asprezza dell'espressionismo nordico, ma "il segno smorza la propria istintività per assumere un compito narrativo più complesso, l'immagine propone il dramma di una centralità proliferante e caotica, dove domina lo sconcerto solitario della deriva." E' dal 1957 che Emilio Vedova realizza una serie di opere scandite da un'ispirazione a carattere spirituale, fruibile in un'opera come Composizione, che sorprende per l'astrazione istintiva del gesto sviluppata in un'evidente concentrazione cromatica; i segni-colori vivono in un'atmosfera evanescente in una netta contrapposizione luministica con lo sfondo; sono segni corrosivi, fuoriescono dall'inconscio di Vedova ed aggrediscono e vivacizzano lo spazio pittorico.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 17-04-2006