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Augusto Perez
Messina 1929 - 2000

Questa scultura bronzea è stata realizzata da Perez nel periodo di transizione da una raffigurazione incentrata sulle contraddizioni dove egli "tende a ricomporre l'immagine dell'uomo oltre le asprezze della condizione storica"' ad un andamento stilistico, che affronta sculture di grandi dimensioni rielaborando antiche ispirazioni legate al naturalismo napoletano, risalendo alle fonti primigenie dei suoi primordi in ambito artistico.
Perez negli anni '60 è assistente di Emilio Greco all'Accademia di Belle Arti a Napoli (al quale succederà nel 1970); tuttavia, le figure scolpite dall'artista messinese in tale fase non subiscono il fascino sensuale ed elegante delle opere del Maestro, ma la caoticità e l'impalpabile atmosfera della città portuale napoletana. Perez scioglie la scultura, la sfibra e la libera dalla pesantezza del suo essere e ne rende visibile "lo strazio della bellezza, che [...] aggalla come un coacervo di rottami e derelitti, tien chiuso in sé, nel suo caotico essudare e nel ludibrio della sua sessualità funebre e sfinita, tutto ciò che, di creato ed amato, resta a noi per tentare l'ultima resistenza."
Specchio n. 5 nella rappresentazione incompiuta del volto femminile che si riflette è l'impersonificazione dello "sfacelo" della bellezza, è un'immagine metamorfica che rivela la decadenza del principio narcisistico e svuota fisicamente ed idealmente il concetto classico della perfezione estetica. Tuttavia, la figura abbozzata nella sua incompletezza, sprigiona paradossalmente una forte sensualità, una tensione erotica percepibile nei lineamenti appena accennati del volto. Lo sfibrarsi ed il distruggersi della materia prevaricano la staticità della produzione scultorea iniziale di Perez, per inaugurare un nuovo mondo carico di significati che trascendono e distruggono l'illusione dell'eternità della bellezza.

 

 

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Data ultimo aggiornamento: 17-04-2006