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Gastone Novelli
Vienna 1925 - Milano 1968

Nel 1955 Novelli presenta una serie di opere "astratte" presso la Galleria Cassapanca di Roma. Appena rientrato da un periodo trascorso in Brasile, a San Paolo (tra il 1950 e il 1954), Novelli decide di stabilirsi a Roma, reduce dall'aver partecipato e progettato "ODA Arte per architettura", un tentativo di universalizzare ed unificare sotto l'egida della complementarità la pittura, la scultura e l'architettura. L'attività del gruppo formatesi allo scopo di pianificare la nuova tendenza, viene ampiamente illustrata in una mostra allestita nel 1952 presso il Museo di Arte Moderna di San Paolo. A Roma, Novelli entra immediatamente in contatto con Corrado Cagli (il quale gli dedica nel 1952 la prima monografia) e con il suo futuro amico e collaboratore, Perilli. Gli anni 50 appaiono un periodo prolifico per l'artista viennese, sia sul piano artistico che personale; un momento di transizione nel quale ogni valore, e soprattutto la pittura, viene messo in costante discussione. Senza titolo è in realtà la cassa di risonanza delle infinite suggestioni captate da Novelli, la concreta visualizzazione di un crogiolo di sollecitazioni: l'opera difatti richiama una geometria vicina al neocostruttivismo, e contemporaneamente alla sperimentazione materica di Burri (con l'utilizzo della juta), si percepisce l'eco della pittura di Klee in chiave antitetica rispetto al razionalismo di Mondrian. L'alternarsi della fasce bianche e nere con il materiale grezzo, la juta, creano un'immagine complessa ma globalmente armonica; gli elementi che strutturano il pattern visivo sono ludicamente disposti in perfetto equilibrio.
L'opera rappresenta, indubbiamente, il momento cruciale del passaggio dalla fase geometrizzante alla sperimentazione polimaterica, che successivamente giungerà ad un periodo meccanicistico. Pittore, scultore e scrittore Novelli spazia da un'attività all'altra, e nella sua poliedricità di interessi continua a progredire, concentrato sulle proprie capacità e sulla diversificazione dei mezzi creativi, riesce ad ideare negli anni 60-70 una pittura-scrittura. Dominato dallo spirito di ricerca, Novelli esperisce e crea affidandosi alle fonti inesauribili della sperimentazione. L'ultimo sublime periodo intrapreso dall'artista è, tuttavia, già evidente in quest'opera, nella quale convivono due linee antitetiche: l'astrazione ed il pragmatismo. Novelli focalizza ed armonizza l'immagine, e la purifica privandola di ogni tensione. Novelli "pensa astratto" fin dai primordi, ma non si fossilizza e registra sapientemente stimoli diversificati e non sfocia nell'eclettismo, bensì in opere di grande equilibrio.

Lo studio finalizzato alla realizzazione di un murale, può essere letto come un'opera compiuta, in linea con le idee espresse da Novelli nel programma dell'ODA. Il principio fondamentale sottolineato nel Manifesto è l'unione della pittura con l'architettura, in un'interrelazione inscindibile che contempla anche la scultura; le diverse discipline creative si completano vicendevolmente senza instaurare rapporti gerarchici.
Nella tela in esame, la superficie pittorica rievoca il dripping di Pollock per la densità e corposità della pennellata, che invadono la spazialità privandola di ogni limite. Ciò che l'artista attualmente vuole esprimere è la dinamicità del gesto, l'aspetto pragmatico dell'azione stessa del dipingere. Novelli, reduce dalla permanenza brasiliana, si concentra sulla risoluzione della limitatezza oggettiva e soggettiva dello spazio, difatti "la prima produzione del Novelli rientrato in Italia ruota intorno al problema della spazialità figurativa."
Nel 1955 Bruno Munari, favorevolmente colpito dalle innumerevoli ricerche e dalle infinite sperimentazioni di Novelli, decide di organizzargli una personale allo "Studio B24" di Milano. Tracce della volontà di scandagliare e registrare i dati del reali per poi esprimerli nell'atto creativo, sono ravvisabili anche in questo studio Per un murale; Novelli instancabilmente traduce i dati sensoriali con qualsiasi mezzo dall'action painting americana alla rimeditazione degli esperimenti fotografici di Man Ray, fino alla realizzazione di foto dirette, collages in perspex e strutture metalliche. La creazione di Novelli abbraccia ogni settore dell'esperibile, si amplia ed estende dall'incisività del linguaggio della tela analizzata all'ideazione della pittura-scrittura. Novelli dimentica la materialità del dato oggettivo delle opere degli anni '50, contemporaneamente abbandona la caoticità informale dell'atto gestuale per volatilizzare ed alleggerire la pittura ed inserirla in un percorso linguistico nel quale lettere e numeri divengono i nuovi elementi formali.

 

 

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Data ultimo aggiornamento: 17-04-2006