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Mario Mafai

Pittore (Roma, 1902-1965). Verso il 1920 abbandonò gli studi per dedicarsi alla pittura. Nel 1924 strinse amicizia con Gino Bonichi (Scipione) e insieme frequentarono la scuola libera del nudo all'Accademia di belle arti, dove incontrarono Antonietta Raphael, giunta da Parigi. Nel 1926 frequentarono insieme la biblioteca dell'Istituto di archeologia e storia dell'arte a palazzo Venezia, e insieme dipinsero, stimolati dalle esperienze internazionali della Raphael; entrò a far parte del sodalizio anche Renato Mazzacurati. Nel 1927 Mafai e Antonietta andarono ad abitare nella casa-studio, frequentata anche da Scipione e Mazzacurati, che nel 1929 Longhi battezzerà «la scuola di via Cavour», luogo ormai mitico nella toponomastica della scuola romana.
Mafai espose per la prima volta nel 1928, alla XCIV mostra "Amatori e cultori di belle arti"; strinse rapporti di amicizia con Ungaretti, De Libero, Sinisgalli, Beccaria; studiò e s'informò con eclettica curiosità, lesse Poe, l'Ariosto, si entusiasmò per il "misticismo coloristico" del Greco. Nel 1929 espose, con Scipione e altri, al "Convegno" di giovani pittori a palazzo Doria. L'autorevole C.E. Oppo appoggiò il gruppo dei giovani romani, e scrisse dell'antimpressionismo di Mafai, che presentò paesaggi e ritratti, richiamando i nomi di Utrillo, Derain, Vlaminck. Di lì a poco Longhi, recensendo la prima Sindacale del Lazio, collocò i paesaggi di Mafai su un versante in cui i residui impressionistici bruciano in un espressionismo allucinato.
Aderì al PCI e nel '48, e in una lettera a «Rinascita», s'impegnò con altri, per un'arte contro il formalismo senza contenuti. Nello stesso anno la XXIV Biennale di Venezia ospitò un'importante personale, che raccoglieva opere dal 1938 al'47. Da quel momento fu un susseguirsi di mostre e premi (ricorderemo quello alla VII Quadriennale del '55), e Mafai si affermò come uno degli artisti italiani più importanti sul piano internazionale.
Mafai tenne la sua ultima personale alla galleria L'Attico di Roma nel 1964. In una nota in catalogo il pittore sottolineò la coerenza interna del suo lavoro, che, in un arco di oltre quarant'anni, lo aveva portato a scelte innovatrici non per ansia di novità o frettoloso adeguamento, ma per esplorare, oltre l'essere, il possibile.

 

 

 

 

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Data ultimo aggiornamento: 17-04-2006