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Leoncillo shopping
Leoncillo (Leonardi)
Spoleto 1915 - Roma 1968"Una scultura non la penso già finita, farla non diventa una esecuzione. C'è all'inizio soltanto il senso di ciò che dovrà essere, quello che dovrà esprimere. E' nella agitazione della creta che si aggiunge, che cresce nell'aria, nella sua interna dinamica che essa cerca di definirsi di ritrovarsi." La creazione in Leoncillo appare autonoma, tuttavia egli entra in possesso della materia in relazione all'elemento naturalistico, ma la strazia e la rende irta, ruvida, colta nel suo aspetto primordiale. E' il colore che ravviva le ceramiche smaltate, inizialmente sintatticamente vicine al post-cubismo e all'identificazione figurativa. Fra il 1956 e il 1957 avviene un svolta importante nell'attività scultorea di Leoncillo, l'aspetto figurale si evolve verso una maggior astrazione fino alla sconfitta definitiva della figura.
Leoncillo squarcia la materia, lascia trasparire nella violenza dell'atto creativo la sofferenza che alimenta le sue creazioni, colpisce impetuosamente il magma scultoreo, per poi lasciarlo espandere nelle sua informe presenza. Leoncillo alle volte aggrega, spesso toglie e infligge ferite ai "corpi" creati. La natura è la musa ispiratrice dell'arte di Leoncillo, ma nella sua corruttibilità è la rappresentazione simbolica dell'eterna sofferenza. Composizione è l'espressione della poetica metamorfica dei Leoncillo tipica di questi anni, una rappresentazione organica preda degli istinti primordiali, dove la forza primigenia è annientata dal dolore dei tagli e dei vuoti: "tagliare la creta col filo è realizzare un atto decisivo crudele e liberatore". Nell'atto traumatico della lacerazione lo scultore attua un processo di identificazione con il materiale, vive all'unisono il medesimo straziante dolore, in un lenta osmosi che ritualizza la sofferenza.I disegni di Leoncillo "sono innanzi tutto materia strappata al caos, formata attraverso un lavoro accanitissimo, un corpo a corpo che investe la carta-paglia" ed interviene sulla supporto tecnico con la stessa violenza con la quale squarta la materia.
Il processo contribuisce a manifestare l'emozione ed il sentimento di Leoncillo mentre la sua mano sferza attacchi all'elemento materico.
Nella grafica come nella scultura Leoncillo smembra la figurazione, la evita per ricollegarsi all'elemento naturale e rappresentarne l'incontenibile sofferenza. Il colore è secondario alla fattività del gesto, pur apportando un tono di vivacità, un speranza in direzione salvifica.
L'arte di Leoncillo non può essere interpretata alla luce di congetture filosofiche, perché in verità l'artista di Spoleto è attento alla sfera dell'emotività e della sua concretizzazione, seppur in accezione negativa o semplicemente realistica; è fondamentale "fare" arte per esigenza inferiore impellente ed irrinunciabile. Frattura è la trasposizione grafica dell'agire di Leoncillo e nella "deformazione" materica, nello strappo determinato dall'essere umano l'unica nota felice è il colore. Leoncillo non giunge al pessimismo nel suo iter; semplicemente indaga fra le recondite pieghe della natura e le plasma e riplasma fino alla definizione del dolore, intrinseco in qualsiasi forma naturale.
Data ultimo aggiornamento: 17-04-2006