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Leonardo Cremonini
Bologna 1925Sin dagli anni 60 Cremonini ha indagato la dimensione della quotidianità in chiave esistenziale, adottando una pittura ambivalente: da un lato permette allo spettatore di coinvolgersi a livello emotivo, dall'altro definisce una linea netta di separazione fra il fruitore ed il quadro.
Cremonini stesso ha un rapporto conflittuale con l'opera, poiché scrive:"ho l'impressione che la prima sfida a cui risponde la mia pittura consista nel rifiuto radicale di quell'astrazione che è la tela bianca e il suo contorno. Provo per la tela bianca la stessa diffidenza che ho per il progetto."' Una diffidenza, quella di Cremonini, che si esprime nella ricerca spasmodica del dettaglio e nella mancata classificazione della sua pittura: ne metafisica ne astratta, ma "figurativa" in senso lato perché ogni singola forma è il risultato di un lento e meditato processo di estrazione dalla caoticità della vita e delle relazioni umane, immerse in un mondo oggettuale.
In effetti l'artista bolognese sostiene che "la forma si sviluppa solo per il bisogno di andare contro il caos, di negarlo." Nella raffigurazione delle stanze dove giocano i bambini apparentemente spensierati, si assiste alla ricostruzione dell'annichilimento esistenziale, un vuoto che si avverte mentre lo spettatore indaga il quadro. Cremonini "sia che ci mostri la corsa di un bambino per un corridoio, sia che ritragga l'agitarsi di un bagnante nell'acqua, [...] non riesce a farci dimenticare che il suo è un universo furtivo e clandestino, nel quale le cose che avvengono non sono che alcune di quelle che potrebbero avvenire."
La condizione puerile dei protagonisti delle scene cremoniniane è emblematica di un'inquietante indagine psicologica, sia dell'ambiente familiare che affettivo, nei quali l'innocenza è solo un momento che sottende una voluttà che pervade le varie opere. Cremonini conduce lo sguardo nell'intimità delle mura domestiche, entra nelle stanze con leggerezza e spia i movimenti all'interno per fame un'accurata descrizione, in maniera differente rispetto ai profeti francesi con l'intento di scavare gli animi e le loro relazioni con l'ambiente. Rincorrersi è la rappresentazione di un attimo carpito "attraverso la fessura dell'uscio dischiuso, non vede nulla di oggettivamente inquietante. L'inquietudine è nel suo sguardo."
In quest'opera Cremonini, in sintonia col suo modo di dipingere cesella le immagini, le ordina e le proietta in un ordine geometrico, nelle linee ortogonali della stanza. Il colore è densamente psicologico e la pennellata è fluida, la composizione è armonica, nonostante "quello che rimane di sfaldato e informe non è l'effetto di una deformazione, è quanto dell'informe originario non è approdato a comporsi in figura".
Nel dipinto in esame le tematiche-chiave della poetica di Cremonini sono celebrate appieno, si riannodano in una stesura pittorica più morbida e fluida rispetto alle opere degli anni 50. Il credo cremoniniano è "dipingere l'incoerenza dell'esistenza col massimo della coerenza linguistica" e solo alla luce di quest'illuminante interpretazione è possibile conoscere il mondo infantile, che diviene mezzo insostituibile per percepire la contraddittorietà e l'incostante dialettica del quotidiano, nell'ambito dell'agire meditativo dell'artista che visualizza il fulcro dell'essere vivente nella sua perenne instabilità. Rincorrersi appartiene ad un periodo di successo della produzione artistica di Cremonini, per due ragioni: a New York viene allestita la terza esposizione dell'artista e di lì a due anni (nel 1964) egli ottiene una sala personale alla Biennale di Venezia. Un destino prestigioso, come Cremonini stesso sottolinea perché "il caso funziona solo attraverso l'amore che gli si porta."
Data ultimo aggiornamento: 17-04-2006