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MOSTRA DI RENZO VESPIGNANI
ROMA - PRESSO IL VITTORIANO INGRESSO: ARA COELI
Walter Veltroni, sindaco di Roma, il 13 maggio 2002, dichiarò alla stampa che il ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres e il rappresentante in Italia dell'Autorità nazionale palestinese Nemer Hammad sostenevano che Roma era la "sede ideale" per una conferenza di pace per il Medio Oriente. Incoraggiato da questa dichiarazione scrissi all'assessore Gianni Borgna: ritenevo particolarmente importante realizzare a Roma la mostra di Renzo Vespignani "Tra due Guerre" inserita in un contesto di iniziative di pace. L'assessore rispose con sollecitudine: "...trovo la proposta eccellente, anche per poter rendere il dovuto omaggio a un grande maestro della pittura italiana ...". Credo che fin da allora progettasse il ciclo di manifestazioni "Noi Ricordiamo - Memoria, Resistenza, Liberazione 1944 - 2004". Indicò per l'inaugurazione, in modo quanto mai opportuno, il 24 marzo 2004, sessantesimo anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Sono molto lieto di presentare questa mostra, omaggio a Renzo
Vespignani e al suo instancabile impegno contro la guerra e la tortura, tra le iniziative
legate alla celebrazione della memoria, con le quali si è inteso offrire alla città di
Roma un'occasione importante di riflessione, confronto e presa di coscienza su uno dei
periodi più drammatici e cruciali della storia del novecento, che ha segnato
indelebilmente la memoria collettiva.
Nel mosaico di storie che compone la Storia, la riflessione di Vespignani costituisce
sicuramente una tessera di particolare qualità che restituisce lo sguardo dolente
dell'artista sugli avvenimenti storici di quel periodo compreso Tra le due guerre in cui
è venuta maturando l'incomparabile tragedia della seconda guerra mondiale con i suoi
abissi di crudeltà e desolazione.
La denuncia contro tutti gli orrori e il degrado dell'uomo, privato della sua dignità e
ridotto a mera carne da macello, ha costituito infatti cifra costante della poetica
dell'artista; e non poteva, del resto, essere altrimenti quando si pensi che l'avvio della
sua carriera risale proprio ai difficili anni dell'occupazione tedesca, quando, ventenne
alla macchia come tanti coetanei, cominciò a raccontare, con segno grafico sicuro e
partecipe, gli orrori dell'occupazione e il degrado inimmaginabile di una periferia
costellata dalle rovine dei bombardamenti, scenario di vita di un popolo di emarginati.
Ma ciò che in Vespignani sorprende - e che la mostra restituisce con straordinaria
efficacia - è la peculiare capacità dell'artista di far slittare l'orrore e il dolore
per l'umanità umiliata e tradita dal piano del soggetto a quello del trattamento
cromatico di una pittura che si fa ferita, vivida e sanguinante sotto i nostri occhi per
denunciare e rendere indelebile ad un tempo il rifiuto di tutto ciò che è violenza. Ecco
allora le immagini rotte subito dopo essere state composte, ecco il colore "in
cancrena", gli oggetti combusti, la pittura "vischiosa come un fungo
velenoso" - per usare le parole dell'artista - che trova nell'unione con il segno
grafico un miracoloso equilibrio tra coinvolgimento e distacco, tra realtà cruenta e
segno che snida l'immaginazione.
Una testimonianza partecipe e commossa, dunque, che difficilmente potrà lasciarci
indifferenti e che non mancherà certo di suscitare in noi utili riflessioni.
Nel 1956, insieme ad altri intellettuali romani, Renzo Vespignani
fondò la rivista "Città aperta", dedicata alla cultura urbana. E' uno degli
esempi di quella cosa speciale che Roma, più di tante altre città, ha conosciuto fin dai
primi anni del dopoguerra, della ricostruzione: il legame strettissimo del mondo della
cultura, dei suoi più prestigiosi esponenti, con la città, con la sua storia, con il suo
futuro.
Anche per questo, oggi, Roma ha il piacere di ospitare le opere di Renzo Vespignani nella
mostra "Tra le due guerre". E' un evento che non a caso si cade nel sessantesimo
anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine: le ottanta opere esposte nella mostra
sono il frutto di una vera e propria immersione dell'autore, durata tre anni dal 1972 al
1975, nelle immagini e nei simboli più forti e drammatici dei due conflitti che
insanguinarono l'Europa. Questo grande artista romano impegnò così il suo talento e la
sua passione civile: per evocare la tragica dimensione dell'esistenza a ricordo del
periodo più doloroso della nostra storia recente. Dalle sue opere emerge anche un
messaggio che va ben oltre il tempo che le ha ispirate e che giunge fino ai giorni nostri.
E' un messaggio che ci parla dell'esperienza del dolore e dell'amarezza per le tragiche
condizioni della vita umana. La nostra ambizione di voler costruire una città sempre più
accogliente, viva, aperta ad altri mondi e ad altre culture, non potrà mai prescindere
dalla necessità di rivivere continuamente le vicende che abbiamo alle spalle e che ci
hanno portato fin qui. Chi visiterà la mostra nel complesso del Vittoriano, potrà dunque
ammirare le grandi qualità di artista che hanno reso famoso nel mondo Renzo Vespignani, e
comprendere, insieme, ciò che egli ha voluto dire alla sua e alle successive generazioni
e che per noi conserva uno straordinario, attualissimo valore.
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Data ultimo aggiornamento: 01-04-2004