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Carlo Giuliano
a Moncalieri
Chi scrive ha sempre guardato con occhio il più possibile attento levoluzione fenomenologica delle arti, arrivando alla convinzione che il progresso della tecnologia gioca da sempre un ruolo centrale in quello che è ladeguarsi del linguaggio a nuove impostazioni formali. Così come la modernità venne contrassegnata in origine dallelaborazione della prospettiva come metodo di inquadramento spaziale, dove lopera veniva delimitata nel recinto bidimensionale della tela, allinterno della quale lartista dava sfogo alla sua inventiva in relazione al rapporto intercorrente tra figura ed ambiente circostante, che troverà piena applicazione con la visione aeriforme ed il gioco di luci ed ombre tipico dellarte barocca, di pari la contemporaneità non può essere interpretabile od addirittura concepibile senza tenere presente la rivoluzione scatenata dallavvento delle tecnologie fondate sullelettromagnetismo. Dopo lultima grande invenzione moderna, la fotografia, che libera lartista dallonere di essere lunico possibile riproduttore della realtà, dando il via alla fase dellespressionismo e dellastrazione, la stagione della contemporaneità tende allambizione di far fuoriuscire larte dal suo classico confine, fosse esso lo spazio pittorico, od il classico monumentalismo, per invadere lo spazio circostante, esaltando il procedimento mentale e scapito di quello manuale, con larte vista come evento cerebrale ed immateriale e lartista come lo sciamano in grado di virgolettare artisticamente luniverso mondo.
La non rinviabile necessità di violare tutti i dogmi e tutti i tabù, che troverà il suo culmine con la stagione del Concettuale degli anni 60 e 70, dove si arriverà al grado zero dellespressione artistica e dove la manualità, e quindi la pittura, verranno messe ignominiosamente al bando, porterà ad una fase successiva di grande libertà formale dove questi valori, affiancati da altri, torneranno decisamente in auge. Questi primi anni del nuovo secolo, esauritisi fortunatamente gli eccessi di disordine teorico e produttivo degli anni 90, fase decadente del primo ciclo del post moderno, stanno permettendo, nellambito di una scena sempre estremamente affollata di sollecitazioni visive, ed è ormai inevitabile sia cosi, ma più fluida e contrassegnata, specie da parte dei giovani artisti, da un maggiore tasso di umiltà e rigore progettuale, momenti di importante verifica ed aggiornamento di fasi importanti dellarte degli ultimi decenni del Novecento, sia rispetto ai flussi generazionali che alle singole personalità, di cui ora si può verificare con calma il progetto e lattualità dello stile. Attualità è un termine che ben si confà allopera di Carlo Giuliano. Pur gettando solide radici in una ben precisa porzione del terreno fecondo della ricerca artistica degli anni 60, il suo lavoro è stato in grado, allinterno di un coerente percorso progettuale, di germogliare frutti estetici assaporabili anche in seno alla nostra contemporaneità. La cifra stilistica dellartista torinese si manifesta come simbolico ponte gettato tra modernità e contemporaneità, mantenendo della prima alcune fondamentali linee guida di ricerca e di attitudine mentale, della seconda precise predisposizioni comportamentali.
Per meglio intenderci, Giuliano incarna da un lato molti aspetti relativi al perfetto prototipo dellartista rinascimentale, periodo simbolo della stagione moderna, in merito alla tipologia albertiana e poi leonardesca dell artista scienziato, in grado con la sua dottrina di spiegare le leggi della natura e di elaborare, con passione sposata al raziocinio, macchine e strumenti elaborati e complessi. Dallaltro la sua produzione si incunea nelle linee guida dellestetica tardo novecentesca, conscia dellimportanza di una fruizione allargata e collettiva dellevento artistico e dellimportanza dellinterazione tra opera, ambiente e pubblico. Lorigine di Carlo Giuliano come artista può, per certi aspetti, essere inserita allinterno delle ricerche cinetiche dei primi anni 60, pur con una visione assolutamente personale, estranea a certe rigidità macchiniste tipiche di quel movimento nei suoi aspetti organizzati, e rivendicante lesigenza di tenere ben presente la primarietà dellintervento manuale dellartista rispetto alla secondarietà assoluta simboleggiata dallevidenziazione della nudità oggettuale. Larte cinetica è una importante esperienza dellavanguardia novecentesca, le cui radici si rinvengono allinterno del costruttivismo astratto russo, così come del Futurismo e di Dada, per poi sfociare, negli anni caratterizzati dallottimismo del boom economico del secondo dopoguerra, in unattitudine espressiva atta a privilegiare i meccanismi percettivi della fruizione condotti in parallelo ad una verifica analitica e rigorosa dei procedimenti creativi. Lesperienza di Giuliano presenta delle indubbie analogie con questa impostazione formale, pur nellassoluto privilegio riservato alla rivendicazione della centralità della sua ispirazione pittorica ed al diniego manifestato nei confronti di ipotesi di lavoro di gruppo tendenti a relegare in un angolo la personalità del singolo artista così come alla serializzazione eccessiva del prodotto, frutto delle utopie di un determinato periodo storico nei confronti di un alleanza, improponibile in quei termini, tra produzione industriale ed artistica. Le opere di Giuliano sono certamente mentali nella loro genesi, privilegiano in prima battuta il procedimento intellettuale che porta allelaborazione del progetto. Questo si evidenzia dalla pulizia formale che le contraddistingue, dalla linearità geometrica che caratterizza il sapiente dosaggio degli spazi, dove il ritmo alterna pieni e vuoti, luci ed ombre. Tuttavia la tensione lucida ma irrequieta dellartista è lì, ben viva e presente, pronta ad intervenire per spezzare una linea formale altrimenti troppo razionale, ad introdurre la casualità come componente non eludibile di qualsiasi esperienza artistica ed esistenziale.
In molti lavori di Carlo Giuliano la nudità espressiva dei materiali mostrati nella loro essenzialità archetipica è addolcita sia dallinaspettato intervento manuale che dalluso della luce, una luce essenziale, mai tendente a fini meramente spettacolari, eppure in grado di gettare un tramite poetico nei confronti del fruitore, di collegare non solo la sua mente allinterno dellopera, ma anche la rete delle sue percezioni immaginative e sensoriali. Questa capacità di sposare con esiti felici fantasia e rigore, antica techne ed estetica nella sua etimologia originaria di sentire con i sensi, dimensione privata e spazio pubblico, è, non a caso, assai ben simboleggiata dalle fondamentali esperienze professionali cui Giuliano ha armonicamente affiancato la sua attività di artista, quella di scenografo, dove spicca la responsabilità degli allestimenti del Teatro Stabile di Torino dal 1976 al 1990, e quella didattica, con la direzione dellAccademia Albertina ricoperta dal 1992, in parallelo con un periodo di rilancio della storica istituzione torinese. Carlo Giuliano è presente in questa nuova edizione di Moncalieri Porta dellArte con due importanti produzioni. Nelle sale espositive della Biblioteca Civica sarà allestita una personale di opere recenti. Questa mostra testimonia quella che è unaltra componente fondamentale del suo lavoro, la duttilità nei materiali prescelti e nella capacità di assemblarli con soluzioni formali mai ripetitive.
Strutture minimali in metallo improvvisamente spezzate nella loro sequenzialità dallirrompere epifanico della luce, o dallirregolarità della forma che, improvvisamente, da geometrica si fa curvoidale, superfici specchianti in plexiglas intarsiate di regolari estroflessioni che simboleggiano il ritmo percettivo, punte acuminate di metallo che, collocate su supporti piatti e regolari, con tramite dellilluminazione danno conto del cinetismo luminoso, carboncini che rappresentano intensi grumi di materia primaria, sono unefficace sintesi della coerenza di quarantanni di carriera. Il titolo Effetti speciali, non è privo di sagace ironia, in quanto indica la capacità di raggiungere risultati di intelligente stupefazione visiva, con lavvallo e la capacità combinatoria di elementi semplici e primari. Il tutto suggellato dalla posa di un installazione permanente studiata e prodotta per loccasione, a testimonianza della costante vocazione pubblica nel percorso dellartista. È come se uno dei lavori di scala più ridotta prima descritti si spostasse ad occupare lo spazio esterno, accrescendo la sua valenza espressiva, ma anche lapproccio divulgativo e didattico. Su una delle pareti esterne della Biblioteca, quella rivolta in direzione di Torino, Giuliano allestirà una serie di punte di metallo estroflesse e disposte negli spazi tra le finestre ed il tetto, installate in modo da rifrangere la luce e creare suggestivi effetti visivi, variabili e mai eguali, fedeli allelementare eternità dei ritmi naturali.Edoardo Di Mauro
maggio 2004
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Data ultimo aggiornamento: 13-06-2004