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ELEONORA CHIESA
Mostra Eleonora Chiesa: "W.008/2003 :: W.010/2004"
Sabato 27 Marzo 2004 presso la Fusion Art Gallery, a Torino in
Piazza Peyron 9 G, si inaugura la mostra personale di Eleonora Chiesa "W.008/2003 ::
W.010/2004" alle ore 18.00, seguita alle ore 19.00 dalla performance "PUBLIC
Playful W.010/2004", performers Eleonora Chiesa, Emanuel Longo, Michele Scuto,
Fabrizio Bellutti, Amal Serena, VJing LA FANTOMATICA, sound design KATA DJ, assistenza
tecnica Enrico Bordo, postproduction Fusion Art Gallery, production Fabrizio Boggiano.
Eleonora Chiesa è una giovanissima artista già distintasi in numerose mostre in Italia e
all'estero e il cui lavoro si incentra su live projects a carattere multimediale. In
questa occasione si può assistere a due eventi in contemporanea: INTERNAL GROOVE Project
W.008/2003 e PUBLIC Playful W.010/2004.
INTERNAL GROOVE Project W.008/2003 riguarda la
testimonianza fotografica e video dell'intervento eseguito a Berlino presso la KunstHaus
Tacheles il giugno scorso nell'ambito della mostra "Interni Italiani", a cura di
Edoardo Di Mauro e Walter Vallini, con la collaborazione artistica di Fabrizio Boggiano,
col patrocinio del Ministero per gli Affari Esteri, dell'Ambasciata d'Italia a Berlino,
della Regione Piemonte e del Comune di Parma. Le opere esposte comprendono il video della
performance, realizzato in collaborazione con SOFTLY.KICKING VJ e live set KATA DJ,
un'installazione costituita da venti frames da video, cinque immagini della serie
IG.Pictures derivanti da contesti urbani usate per il montaggio live del video e la serie
delle polaroid associate al tracciato elettroencefalografico monitorato durante l'azione
stessa.
PUBLIC Playful W.010/2004 viene presentato inedito durante l'inaugurazione della mostra
come video live project inedito. Questo è il primo di una nuova serie di lavori
incentrati sull'azione/situazione relativa alla tematica del gioco inteso sia in senso
antropologico sia come antica metafora di confronto fra due o più parti per la
sopravvivenza. Questo primo lavoro vede il gioco come forma ciclica di intrattenimento a
beneficio del pubblico, dove le ingannevoli dinamiche di spettacolo non mostrano mai
quello che in verità celano. Gli spettatori applaudono, si divertono per una qualsiasi
alternativa mentale rispetto al vissuto quotidiano non vedendo in realtà cosa c'è
davanti a loro.
Edoardo Di Mauro scrive: ". la performance di Eleonora Chiesa "INTERNAL GROOVE
Project" faceva nuovamente calare tutti noi presenti in un clima di eccitazione e di
coinvolgimento sensoriale raro ed insolito .con la forza e l'energia vitale che ha
emanato... Per questo abbiamo deciso di darne testimonianza in questo allestimento presso
la Fusion Art Gallery, dove sarà possibile riproporre il clima di sentita partecipazione
ed empatia che si creò a Berlino la sera del 24 giugno 2003. . Mi sono imbattuto nel
lavoro dell'artista genovese da non molto tempo, di lei mi ha colpito, in particolare, la
serietà e la tenacia nel perseguire il suo progetto che è, al tempo stesso, estetico ed
esistenziale. La Chiesa si esprime nella dimensione prediletta della performance che, nel
suo caso, non si indirizza in una direzione rarefatta ed unicamente concettuale ma, pur
mantenendo saldo quest'ultimo presupposto, dà vita ad happening complessi e stratificati,
in cui azione, suono, oggetto e supporto tecnologico si fondono in ritmica sinergia per
dare corpo ad un ridondante apparato visivo che costituirà in seguito pretesto di ampia
documentazione fotografica e video in grado di perpetuare nella memoria la simbolicità
dell'evento. E qui devo sottolineare come, nei primi anni '80, mi avvicinai all'arte
perché stimolato dall'interazione tra varie discipline creative che iniziava a
manifestarsi con decisione allora, motivo atto a spiegare la sintonia che provo per le
azioni di Eleonora Chiesa di cui mi avevano colpito, pur in una fruizione solo parziale,
due performance cui avevo assistito nel corso del 2003, a Castell'Arquato ed a Pinerolo.
In "INTERNAL GROOVE project" l'artista, imprigionata in un camice ospedaliero e
rinchiusa in un box di superfici riflettenti tali da precluderle il contatto e la visione
con l'esterno, con in testa un curioso copricapo, si agita come in preda a strane e
convulsive visioni, mentre degli elettrodi collocati sulla regione occipitale permettono
ad un medico di monitorarle con attenzione l'encefalogramma. Tutto intorno si stende un
tappeto sonoro ritmico ed ossessivo, mentre un VJ mixa con grande sapienza immagini della
persona rinchiusa ed altre che paiono frammenti di quotidianità, ponendosi come arbitro
ed ordinatore dell'evento. L'artista riesce, coinvolgendo il fruitore in una proposta
autenticamente multimediale, a saziarne l'ormai stanca aspettativa estetica, di cui
rimarca l'etimologia originaria di "scienza delle cognizioni sensitive". Inoltre
compie una mirabile sintesi di quelli che sono, al di là delle risposte fornite,
variabili quanto a soluzioni formali, le tematiche principali del dibattito artistico
contemporaneo. Il rapporto tra l'uomo e l'universo artificiale che lo circonda e ne
pervade l'esistenza, riducendolo a semplice, forse inutile pedina di un universo
globalizzato e spersonalizzato, fronteggiato solo dall'irriducibilità della memoria,
desiderosa di aprire una finestra di dialogo con il mondo per la capacità di dare vita e
rappresentazione al proprio vissuto simbolico, alla volontà pervicace di costruire
narrazioni, concretizzato con l' accortezza di usare la tecnologia, la realtà virtuale,
come protesi in grado di accrescere la potenzialità sensoriale, come strumento di una
guerriglia semiologica in cui non si corre il rischio di farsi fagocitare, anche
inconsapevolmente, da quanto è sito al di fuori del nostro io. Ma anche altri sono i temi
evocati dall'artista: la coercizione esercitata sul singolo nell'apparentemente
insospettabile società occidentale, non più nell'evidenza teatralmente esemplare di un
tempo, quella narrata in "Sorvegliare e punire" di Michel Foucault, ma con
modalità "soffici" e non meno invasive, soprattutto con l'ausilio delle sempre
più sofisticate apparecchiature tecnologiche, in grado di "monitorare" ogni
momento delle nostre giornate, così come l'efficacia delle nuove biomedicine nello
scandagliare l'organismo alla ricerca di soluzioni ai mali che lo attanagliano, perdendo
però di vista il paziente come individuo e, quindi, come corpo, e lasciandolo in balia
del proprio "mal dell'anima". Tutti questi spunti, fonte di inesauribile
dibattito, vengono da Eleonora Chiesa confezionati sotto forma di spettacolo
"globale" secondo l'assunto che fu caro alle avanguardie storiche."
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Data ultimo aggiornamento: 01-04-2004