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Vittorio
Valente
Piccoli corpi
Il cammino artistico di Vittorio Valente, apprezzabile per coerenza progettuale ed originalità stilistica, si colloca esemplarmente allinterno del percorso di più marcata eccellenza della scena artistica italiana contemporanea, quello meglio in grado, a mio avviso, di confrontarsi in maniera armonica, ma al tempo stesso positivamente competitiva, con il restante panorama internazionale, perché detentore di personalità e di quelle caratteristiche estetiche e linguistiche peculiari al genius loci nazionale.
In uno scenario caratterizzato dalla sovrabbondanza di immagini ed icone, di materiale artistico ed artisticizzante, dallinvasività della tecnologia e della comunicazione, nessun singolo lavoro, ferma restando la salvaguardia dei valori individuali, può essere interpretato come monade disgiunta da un rapporto con il suo tempo e le suggestioni, in positivo e negativo, di questo, così come dal confronto con le produzioni omologhe od antitetiche, e con i cicli che si susseguono frenetici, pur in presenza di una intima coerenza, per quanto sempre più caotica e frammentata.
Il lavoro di Valente riesce peraltro, al pari di pochi altri, a rappresentare un elemento di continuità rispetto alle poetiche emerse in Italia a partire dalla metà degli anni 80, data delle sue prime apparizioni pubbliche, per poi proseguire nel decennio successivo fino ai giorni nostri, che costituiscono, al momento, ancora un episodio collegato al più recente passato. Le opere di Valente già assumono, negli anni 80, quellaspetto formalmente irreprensibile che perfettamente si integra nellambiente circostante, tale da sfidare le arti applicate, particolarmente il design, sul loro stesso terreno, invertendo i termini tradizionali del rapporto, restituendo allarte il molto che negli ultimi anni le è stato sottratto dai limitrofi territori delloggettualismo, dellimmagine e della comunicazione.
Quel periodo segna, in Italia e fuori, un ritorno di valori astratto-geometrici, adeguati alla nuova estetica telematica, ai pixel della computer graphic, che aggiornano il linguaggio guida dellavanguardia novecentesca, scongiurando il rischio di una citazione passiva ed inerte. Di pari assistiamo ad una riformulazione del linguaggio della scultura e dellinstallazione, con una produzione che oscilla tra forme asciutte e minimali ed altre tendenti ad una più evidente ridondanza , con luso integrato delle tecnologie e con limpiego di nuovi materiali plastici e sintetici. Valente si pone esemplarmente al crocevia ideale di queste impostazioni e le osservazioni sulla nuova dimensione post umana dellesistenza condurranno il suo lavoro a sintonizzarsi con gli umori più diffusi ed interessanti del decennio successivo.
Decennio che vede lartista genovese passare attraverso tre fasi tra loro intimamente collegate, predominanti stilistiche per brevi periodi abbandonate e poi riprese, modificate, aggiornate alla luce di nuove intuizioni. La prima, datata primi anni90, delle cellule, strettamente abbinata a quella immediatamente successiva dei derma scheletri. Nella prima assistiamo ad un predominanza bidimensionale, mentre la seconda indulge efficacemente ad un originale costruttivismo, con le superfici istoriate di silicone montate su basi metalliche, una pelle artificiale che riveste la sua struttura ossea, dando vita ad a assemblaggi che simulano parodisticamente un espanso monumentalismo.
Lultimo periodo, quello dei virus, è certamente connotato da una felice, quasi frenetica vena creativa, che ha dotato di nuovo propellente la già solida carriera dellartista. I virus testimoniano in maniera evidente linteresse di Valente per la microbiologia, per il fitto reticolo amebico che giace racchiuso nelle forme organiche, apparentemente silente ma pronto a colpire con effetti devastanti. I microbi e batteri si presentano colorati a tinte squillanti come effettivamente appaiono in natura, seppure in presenza di un certo surplus decorativo, ad enfatizzare leffetto ammaliante di queste creature insidiose, gradevoli allaspetto come tutti i grandi tentatori. Nelle ultime installazioni Valente preme sullacceleratore dellenfasi compositiva, creando assemblaggi talvolta di dimensioni imponenti, più spesso costellando lambiente di centinaia di piccole creature, tondeggianti e soffici al tatto per effetto della superficie siliconata, sorta di gommosi gadget per linfanzia, simili a quelli confezionati nelle confezioni di merende e biscotti destinati al pubblico infantile, o allopposto, in taluni casi volutamente vicine alloggettistica innocuamente perversa dei pornoshop.
Così operando, lartista eleva i simboli del trash, del cattivo gusto imperante nei sottoscala della società contemporanea, a simulacri di una nuova estetica,riuscendo a decontestualizzarli con abilità e scaltrezza formale. Bisogna tener presente come spesso questi oggetti, allapparenza innocui e giocosi, celino concrete insidie al loro interno, come aghi di siringhe e lamette, sebbene confezionate in modo da non costituire una minaccia per il fruitore inconsapevole ed ammaliato dalla veemenza totalizzante dellimpatto visivo. Un lavoro, quindi, complesso nella sua apparente semplicità, come di frequente avviene per le produzioni di livello, che si pone al crocevia fenomenologico ed estetico della contemporaneità, rispetto sia alla sua evoluzione sociale che a quella, omologa, relativa allo stato attuale del sistema dellarte.Edoardo Di Mauro
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Data ultimo aggiornamento: 20-02-2003