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Scultura
Le allegorie di Rudy Pulcinelli
e.b.Rudy Pulcinelli, o della allegoria. Lartista ha recentemente ricevuto un ambìto riconoscimento: il primo premio «Fiorino doro» per la sezione scultura alla diciottesima edizione del «Premio Firenze» 2000, organizzato dal Centro Culturale Firenze-Europa «Mario Conti». La cerimonia è avvenuta in Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento, il 25 novembre.
Ma al di là del dato, che pure testimonia lapprezzamento della critica per le opere del giovane artista pratese, è interessante sottolineare cosa che ha già fatto, con acume e avvedutezza, Roberta Fiorini in una nota su Eco dArte (nn. 7-9, 2000) che lesperienza scultorea di Pulcinelli è appena agli inizi e già se ne vedono i frutti.
Scrive la Fiorini che le sculture di Pulcinelli «interpretano il ruolo di reperto», solcando «il cemento leggero per forme avvolgenti e arcane», ma trattenendo «nelle loro facce, nelle loro pieghe, figure allegoriche come sintesi della natura e della cultura per una comunicazione universale».
Questo giudizio risponde appieno al forte impegno di Pulcinelli, tutto teso verso unastrazione evocativa sì «inclinata ad accogliere contaminazioni di altri linguaggi», ma che non per questo è meno capace di suscitare, in chi vede, stimoli emotivi che giungono «dalla realtà fisica e temporale» ed alludono ad altro.
La scultura di Pulcinelli, pur se affiora dallesperienza pittorico-figurativa e ne discende in termini di mera successione cronologica, sa staccarsi ed acquistare autonomia proprio con il dare spazi materiali a ciò che prima era semplicemente relegato, per simmetrie ed asimmetrie, al puro piano bidimensionale, limbo donde veniva redento da sapienti giochi di luce, da effetti ottici di separazione e sovrapposizione, in architetture di complanarità così avvedutamente sfalsate.
È nella scultura che giocano tutta la forza del loro ruolo (ma stavolta in dimensioni multiple) le linee che prima si intersecavano solo sul piano, riproponendo con altra voce come sottolineava la Fiorini per la pittura e le lacerazioni materiche di Burri, e leleganza e la misura ritmica dello spazio di Santomaso, e il geometrismo lirico di Nicholson. Ma il linguaggio è personale; è quello sembra di un acuto osservatore/pensante che estrapola, dal dato leggibile, un improbabile percorso anomalo, forse meno leggibile, ma senzaltro più suggestivo in quanto passibile della libera interpretazione del lettore/interprete. Lallegoria si è perciò sottoposta allesame finale e pubblico.
Pulcinelli è dunque, ad un tempo, qui e non qui. La dimensione espressiva ne è presenza fisica e fuga in un «altrove» in cui linee rette e superfici piane e curve coesistono per ricreare una loro originaria compresenza, un loro equilibrato convivere nel cosmo e naturale e immaginario.
Ne consegue un amabile paradosso: la scultura di Pulcinelli era già tutta nella pittura; tutta la pittura, ora, è contenuta nella scultura stessa.
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Data ultimo aggiornamento: 03-11-2001