
GIORNALE
Home | Bottega d'Arte
Chi siamo | ArteInsieme | La
Vetrina
Sommario Giornale

IL LINGUAGGIO DEI SEGNI
NELLE ACQUEFORTI DI MARINO MARINI
(Pistoia 1901 - Forte del Marmi 1980)
NEL PRIMO CENTENARIO DELLA NASCITA
Le acqueforti assieme alle sue sculture sono
certamente le opere più significative di Marino Marini, sono quelle dalle quali meglio
emergono i contenuti più sinceri del suo lavoro. Da molto tempo desideravo realizzare
un'importante mostra personale delle incisioni del maestro, ma le stampe più
interessanti, quelle incise attorno agli anni Sessanta, erano introvabili a causa delle
esigue tirature di quegli anni. Grazie a Luigi De Tullio, il famoso editore di stampe
milanese presso il quale Marini aveva il suo studio di acquafortista, è però stato
possibile rendere concreto questo progetto. Infatti, in occasione del primo centenario
della nascita del maestro, mi ha messo a disposizione alcuni fogli della sua collezione
personale, compresi alcuni esemplari dei primi stati. Ha inoltre permesso di pubblicare
nella prefazione del catalogo alcuni frammenti inediti dei suoi diari redatti all'epoca:
su questi annotava minuziosamente fatti, aneddoti e situazioni della loro intesa vita
creativa.
Marino Marini fu uno dei massimi maestri del Novecento. Il suo stile, come quello di
Giacometti, si colloca nell'area espressionista, area nella quale il segno gioca un ruolo
predominante rispetto alle forme. L'immagine, infatti, appare poco dettagliata perché
vuole essere solo un suggerimento del tema proposto e l'espressione dei contenuti è
affidata e resa più intensa dai segni che la caratterizzano: "...i segni devono
essere più neri, mi vanno bene le bruciature dell'acido..., se occorresse calpesterei la
lastra per tormentarla e creare pretesti di emozione". (Marino Marini, dai diari di
Luigi De Tullio).
Marini realizzò le sue acqueforti più significative tra l'inizio degli anni Cinquanta e
la metà degli anni Settanta. Per tredici anni ha avuto il suo studio d'incisore presso la
stamperia di Luigi De Tullio ed è proprio qui che il segno di Marini si fa più vivo e
potente grazie anche ad una serie di strumenti, le punte rotanti, con cui lavorava
direttamente sulla lastra quasi fosse una scultura. Come tutti i più grandi
peintres-graveurs, Marini realizzava le acqueforti procedendo per successive
approssimazioni e, come d'uso, stampava alcune copie dopo ogni modifica della matrice,
detta stato. Su una delle copie così prodotte indicava i cambiamenti da apportare in
seguito alla lastra, mentre le altre servivano come documentazione sua e della stamperia.
Questi sono i fogli della collezione De Tullio, le primissime copie, freschissime, con le
barbe cariche d'inchiostro.
Sono presenti in mostra quarantasette acqueforti, puntesecche e le superbe punte rotanti
incise fra il 1959 e il 1973, molte delle quali portano l'annotazione ante litteram o
'prova di stampa'. Il catalogo della mostra, ordinato cronologicamente, completamente
illustrato, è stato redatto alla luce dei più recenti studi. E inoltre è completato da
schede tecniche con precise informazioni su catalogazione, tirature, stati, stampatori ed
editori, ed è corredato infine da una esauriente bibliografia.
Gian Alvise Salamon
Il linguaggio dei segni nelle acqueforti di Marino Marini
Via San Quintino 4, Quinto Piano, 10121 Torino
Tel. 011-561.3170 - 011-562.0441, Fax 011-562.0441
e-mail: salamong@tin.it


|
ArteInsieme
- Giornale telematico
Editore: Bottega d'Arte - 51039 Quarrata (PT)
Direttore Responsabile: Edoardo Bianchini |

Data ultimo aggiornamento: 03-11-2001