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Cinque artisti di ArteInsieme
Cantinelli, Capecchi, Caselli, Inverni e Pulcinelli
in collettiva alla Bottega d'Arte di Quarrata
Ancora una iniziativa di ArteInsieme per consolidare ed affermare la sua presenza. Stavolta, dopo la personale di Ivo Vinciguerrra, ecco cinque artisti che presentano un saggio consistente della loro ultima produzione pittorica. Si tratta di nomi ben noti: Renato Cantinelli, Carlo Capecchi, Marco Caselli, Fabio Inverni, Rudy Pulcinelli. Legati da comuni interessi di conoscenza e di area culturale, non hanno sostanzialmente bisogno di presentazione.
Di Cantinelli Savino Marseglia scrive: «La (sua) pittura ... rispecchia il desiderio di ritrovare una poesia della memoria nel contesto del mondo urbano. Ricomposto e immaginato in una dimensione in bilico tra il reale e l'irreale. Gli intonaci delle mura, delle pietre macchiate dal tempo e dalla storia, sono qui, non raffigurati ma resi quasi astratti. Oggi, gli umori, i segni e le incrostazioni del tempo passato, sono ricomposti in una dimensione nostalgica: presenze e memorie, calcano l'opera di Cantinelli. La forma, la materia cromatica, armonizzano il richiamo di una realtà non oggettiva, ma uno stato d'animo in cerca di segni, simboli e nuovi più pregnanti significati. Semplicemente, perché tutto ciò ha in sé la storia dell'arte, dell'informale, del gestuale, del graffitismo: espressioni tipiche del linguaggio contemporaneo. Un linguaggio espresso con sapienza e professionalità che testimonia la volontà personale di ritornare a una vita più vicina ai ritmi della natura e meno meccanizzata».
Su Capecchi Nello Sguanci nota opportunamente: «... possiede una ricca tavolozza che, nel rispetto di un evidente spessore formale ed estetico emanato da ogni opera, esprime sempre una forza erculea: sulle tele sviluppa un figurativo moderno, sobrio, asciutto ed elegante; ogni soggetto che sceglie lo rispetta e lo delinea con uno stile squisitamente personale; sa operare una sintesi intelligente e accurata che in pratica lascia integro e inalterato il soggetto, rendendolo ben leggibile e altrettanto ben godibile per tutti. È evidente la capacità del Capecchi di applicare sulle sue ampie campiture la cospicua e ricca gamma dei colori forti e accesi, per non dire roventi, sprigionati da una tavolozza generosa; nelle sue opere più recenti sembra avere acquistato la forza di dosare i suoi forti cromatismi con esemplare equilibrio; ha saputo imbrigliare e domare a suo piacimento quei colori magmatici che sembrano colate laviche di un vulcano nel periodo della massima violenza eruttiva. È stupefacente come nell'esemplare dosaggio dei valori cromatici, Capecchi abbia saputo felicemente conservare integra la grande forza espressiva quale peculiare caratteristica che denota una conquistata maturità frutto di una raggiunta e valida esperienza personale».
Di Caselli Gigliola Caridi osserva che l'artista colloca gli utensili che ama rappresentare «sullo sfondo di un muro quasi a voler significare che al di là di quello non può esistere niente, che oltrepassarlo sarebbe come demolire la nostra stessa cultura e la nostra peculiarità di uomini. Le sue pareti consunte e sgretolate diventano, a poco a poco, l'unica traccia del dipinto; esse che, rivisitando le pitture murali dei nostri avi, riprendono segni e immagini ataviche, catturandole fino a farle divenire parte integrante della pietra, sono il simbolo della salvezza. Da qui l'analisi del vissuto, dell'anima del mondo, che vive in noi e che si riconosce, in quel muro, per ricreare i propri miti e i propri valori. Marco Caselli possiede una manualità notevole che gli viene da una pulsione interna creando fascinazione; i materiali che usa (resine, sabbia) sono anch'essi derivati dalla terra e si ritrasformano, nelle sue mani, in qualcosa che alla terra deve la sua dimensione».
Su Inverni è stato scritto che «per un pittore l'arte è modo di esprimersi, come per un poeta la parola. Ma come la parola contiene un messaggio di distruzione e di ricostruzione del reale in una concatenazione di suoni e di segni, per il pittore la scelta dell'oggetto, della cosa, del tema, e la sua ricomposizione in un insieme, diventa messaggio chiuso in una bottiglia da gettare a mare, il mare dell'espressione attraverso il segno e il colore. Sta poi a chi vede intravedere; a chi guarda indagare l'oltre; a chi si abbandona cedere alla suggestione che gli è ammiccata. Inverni è un creatore di suggestioni. Le coccola, le blandisce, le affida ai suoi 'lettori' con estrema discrezione. Così una valigia, abbandonata sopra un casettone e coperta negligentemente da un drappo, assume la valenza di un universo da scoprire e da rileggere 'a piacere', immaginandovi ogni improbabile storia o anche ogni più inappurabile avventura dell'anima» (e.b.).
Quanto a Pulcinelli nota Samantha Sila che «... si esprime soprattutto attraverso la ricerca materica allinterno dellopera. (...). Allinizio svolge una ricerca figurativa usando la china come strumento grafico preferenziale. Questo lavoro lo aiuta a maturare artisticamente e le sue opere cominciano ad assumere profili più astratti. (...). Pulcinelli lavora incessantemente, ha partecipato a molte collettive, ha esposto in personali e i suoi lavori hanno trovato sito permanente in diverse strutture toscane. Usa colori acrilici, siliconi e iuta grezza. Nei suoi quadri i colori si amalgamano in maniera morbida e proporzionale, lo studio geometrico dei piani si contrappone alla materia e alla luce (...). Sicuramente è già padrone della tecnica e di uno stile molto personale e qualificato». Lartista ha recentemente ricevuto un ambìto riconoscimento: il primo premio «Fiorino doro» per la sezione scultura alla diciottesima edizione del «Premio Firenze» 2000, organizzato dal Centro Culturale Firenze-Europa «Mario Conti». La cerimonia è avvenuta in Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento, il 25 novembre 2000.
Inaugurazione: 7 aprile (ore 17) - Chiusura: 28 aprile 2001.
Nelle foto: alcuni momenti dell'inaugurazione
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Data ultimo aggiornamento: 03-11-2001